Extreme Macro Photography

English

A Close(r) Encounter with Nature

What do you do when you find a dead insect somewhere in your house or outdoors?
I give it a close look, pick it up carefully and after very careful treatment, I give it a very close look. I was always intrigued by the observation of small details in fossils and microfossils (main principal hobby), and in last years the desire to go a bit further grow just to discover the book “Microsculpture”, by Levon Biss… as a result, since the beginning of 2020 I experiment daily the extreme macrophotography techniques to acquire insects and fossils images.
Learning by doing, with lots of advice from kind masters (such as Guido Gherlenda, Fabio Lena, Walter Biggi) between others or the numerous Facebook forums like “Extreme Macro”) , being surprised every time what the set up reveals.

There is no standard definition for extreme macro, but there is a tentative definition which gives some insight into its unusual nature. Macro photography (1:1) is usually pursued using off the shelf lens and camera equipment, whilst micro-photography (10:1+) is undertaken using microscope equipment. Extreme macro covers the range between the two, and borrows apparatus used by both specialties to make images (from http://extreme-macro.co.uk/)

How I’ll become addicted to this technique

(Italian text, soon translated)

Tutto ebbe inizio da un progetto che vidi su YouTube, di nome “Microsculptures“, e sviluppato da un fotografo inglese, Levon Biss. Accompagnato da un bellissimo libro, l’autore presenta insetti provenienti da ogni angolo del pianeta, fotografati con la tecnica della macro-estrema e con un dettaglio e qualità d’immagine impressionanti.

Le tecniche di acquisizione di immagini via sistemi fotografici, microscopia o astronomia (dal macrocosmos al microcosmos c’è un passo) mi hanno affascinato sin dalla più tenera età, e questo “incontro” virtuale mi ha permesso di compiere il passo definitivo.

Non è necessario viaggiare per cercare soggetti da fotografare: per cominciare l’esplorazione nel microscopico mondo del visibile, in casa si può rinvenire tutto quello di cui si ha bisogno; un seme, un granello di sale o zucchero, un insetto sul davanzale della finestra o, ancora meglio, immergersi in sabbie attuali o datanti milioni di anni, per ottenere materiale che garantisce giornate di lavoro.

Nodo semplice fatto con un capello…

Utilizzando come supporto di acquisizione digitale una macchina fotografica reflex (attualmente possiedo una semplice entry level Nikon D3300), tubi di estensione di lunghezze definite e obiettivi da microscopia, è possibile accedere ad universo che non possiamo neppure immaginare quanto sia complesso ed affascinante.

L’utilizzo di obiettivi da microscopio permette di ottenere ingrandimenti estremamente importanti, di molto superiori a quelli ottenibili nella classica macrofotografia: questo implica da una parte di possedere un supporto il più stabile possibile onde evitare vibrazioni, e dall’altra di lavorare con distanze focali estremamente ridotte. Quest’ultimo fattore richiede di conseguenza l’acquisizione di numerosi fotogrammi (decine, vedi centinaia di immagini in sequenza) per avere a fuoco tutto il soggetto per piccolo che sia. Queste serie di fotografie che si susseguono con passi a volte di pochi micron (si, si parla di micron o decimi di micron), sono acquisite grazie al movimento di una piattaforma motorizzata collegata con la fotocamera ed un microcomputer; quest’ultimo gestisce i parametri come l’inizio e la fine delle acquisizioni, il passo di avanzamento, il tempo di pausa precedente e successivo allo scatto.

Alcuni obiettivi utilizzati per acquisire le foto visibili nella galleria

Fondamentale è il tipo di illuminazione, che deve favorire una diffusione della luce la più omogenea possibile e generalmente senza la formazione di riflessi e ombre, salvo quando richiesto dalla morfologia del soggetto per metterne in evidenza particolari strutture del rilievo. Questa operazione è particolarmente importante e differenti tipi di sorgenti luminose possono venire in aiuto, come pannelli a led a luce bianca, su supporti flessibili, come le lampade che si trovano da Ikea, molto utili a questo scopo e flash.

I fotogrammi, salvati in formato originario (.NEF) a 16bit, sono compilati su un software dedicato a questo scopo (io utilizzo Helicon Software) che restituisce un’immagine a fuoco di tutto il soggetto (questa tecnica prende nome di focus stacking) e registrata in formato .DNG. L’immagine è elaborata successivamente su Adobe Photoshop per correggere eventuali difetti (come la presenza di eventuale polvere), modificare il bilanciamento dei colori, aumentare il contrasto, il dettaglio (l’estensione Topaz Sharpen lavora in maniera eccellente in questo settore) ed altri parametri che permettono di poter ottenere un’immagine finale ottimale pronta ad essere pubblicata…

Acquisizione di insetti in ambra

Le fotografie che avrete modo di scoprire in queste pagine, sono state acquisite utilizzando differenti ottiche, dall’obiettivo invertito Componon-S 2.8/50 della Schneider-Kreuznach, perfetto per soggetti aventi dimensioni millimetriche, all’obiettivo russo LOMO 3.7x dalle ottiche pressoché perfette, al Nikon CFI Plan 10x e l’ultimo della serie, ma non per interesse, un Olympus 50x ULWD Neo SPlan per soggetti di dimensioni inferiori ai 500µm. Ogni obiettivo possiede le sue caratteristiche intrinseche, e di conseguenza sono dedicati a soggetti completamente differenti.

Essendo la Paleontologia uno dei miei hobby principali, i soggetti di mia predilezione sono di conseguenza (anche) i microfossili. In un campione di marna o di arenaria, si possono rinvenire decine, vedi centinaia di esemplari, permettendo di entrare in possesso di un numero elevato di soggetti dalle forme le più differenti e complesse. Ovviamente un processo di pulizia degli esemplari è obbligatorio, per rimuovere la parte più fine, le argille o la matrice che ne ha permesso la conservazione. Molteplici sono le tecniche, ma essenzialmente, dopo la frantumazione della roccia (quando necessario) in particelle sub-centimetriche, si tratta con acido acetico (essendo un acido blando non intacca le teche degli organismi) ed eventualmente con acqua ossigenata o un tensioattivo per poter separare al meglio i singoli individui dalla matrice inglobante. Si procede per vari test, ripetendoli se necessario e poi si effettua il lavaggio e setacciatura per eliminare le parti più grossolane, le sabbie fossilifere sono quindi trattate in una vaschetta ad ultrasuoni. Questa operazione garantisce la rimozione del materiale fine in maniera ottimale, si è pronti ora ad effettuare le seances di fotografia.

I soggetti così estratti possiedono dimensioni millimetriche (per quelli più grandi), come piccoli lamellibranchi, gasteropodi, briozoi, denti di squalo, coralli, scendendo alle dimensioni sub-millimetriche dei foraminiferi, ostracodi, conodonti, scolecodonti, spicole di spugna, e poi ancora più giù verso il mondo delle diatomee ed i radiolari… in queste pagine desidero condividere quanto scoperto in questo microscopico mondo che inizia soltanto ora ad essermi svelato, universo che è  estremamente affascinante ma purtroppo sconosciuto a gran parte del pubblico.

Spicole di spugna

La “Grande bellezza” è nascosta anche in questa “polvere” che solo un occhio, coadiuvato dal supporto necessario, può osservare e, in ogni istante, meravigliarsene.

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